Alle otto e mezza della sera, de la tarde, giunge l’ora del pareggio. La Nazionale italiana, guidata da Francisco Zupo Equisoain, impatta a Siracusa, contro la Bosnia. 25-25 il risultato finale, ma la sensazione di chi ha guardato la partita (ed è stato possibile grazie allo streaming di RaiSport Più – a proposito, nulla da dire sul commento tecnico di Franco Chionchio, ma il telecronista… memorabile la sua “l’Italia fa una difesa 6-0 con quattro uomini avanti”) è quella di aver buttato via una vittoria che, con qualche perla di lucidità in più, sarebbe stata facilmente conquistata.
L’osservatore indipendente, al di là della simpatia personale, non può infatti non porsi qualche interrogativo sulla gestione della gara, da parte del tecnico azzurro, un management alquanto discutibile. Ecco le nostre domande.
Porque, Zupo, non convocare Filiberto Kokuca che, anche a mezzo servizio, sarebbe tornato utile all’economia del match, se non altro per far tirare il fiato alla squadra, specie nei momenti in cui Tarafino era a corto di ossigeno?
Porque, Zupo, non convocare Francesco Volpi, o lasciare in tribuna Andreas Salcher, o ancora, utilizzare Damir Opalic solo in difesa? Si sarebbero assicurati molti meno errori in attacco, con un’alternanza di soluzioni nella posizione di terzino sinistro che avrebbe permesso un maggiore ricambio a Tin Tokic, rimasto in campo per tutti i 60′.
Porque, Zupo, non effettuare una efficace marcatura a uomo che sia una, sui tiratori bosniaci, o perlomeno sulle menti del gioco avversario, lasciando che il flusso di gioco balcanico si svolga indisturbato?
Porque, Zupo, lasciare che l’ultimo rigore fosse tirato da Pasquale Maione, non propriamente uno specialista, quando in queste situazioni più che la voglia di rivalsa individuale deve prevalere l’effettiva abilità tecnica dai sette metri?
Porque, Zupo?
Scusate se, nella generale euforia di un pareggio, che rappresenta il primo punto guadagnato dalla nazionale azzurra nel girone di qualificazione, ci permettiamo di dissentire. Per noi sono due punti persi.
Del resto, lo ha detto il presidente federale Purromuto ai microfoni di RaiSport Più: alla crescita della pallamano italiana devono lavorare sodo tutte le componenti. E scusate se ci fregiamo, con formula piena, di essere entrati anche noi, giovani cronisti, nella grande famiglia. Lo diciamo con tutto il rispetto che un fratello minore, l’ultima ruota del carro, deve al primogenito (data la caratura internazionale del signor Equisoain): non si può incorrere, da parte di un allenatore con un curriculum del genere, in errori di questo calibro.

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