L’idillio fra il sindaco Lovascio, la sua maggioranza e gli elettori che lo hanno votato, seguendo l’inebriante vento di novità e di entusiasmo che soffiava lo scorso aprile, è già finito. Lo documentano, purtroppo per il primo cittadino, i continui malumori a cui la gente comune ormai dà sfogo, senza reprimerli “in attesa di tempi migliori”, come recitavano i tifosi dell’attuale compagine governativa qualche mese orsono.
Non uno straccio di programmazione economica, non un minimo accenno al Pug tanto sbandierato in campagna elettorale, la raccolta differenziata con il porta a porta, buona cosa ma non la panacea omnium malorum, un recupero crediti nei confronti dei comuni dell’Ato Bari 5 (attraverso la Lombardi Ecologia, ma è una partita di giro) che tarda a dare i suoi frutti, un rapporto con la stampa locale che si fa sempre più tormentato. Queste alcune delle agghiaccianti situazioni che si possono toccare con mano a Palazzo di Città.

L’economia conversanese è ormai in ginocchio. Lovascio non si è ancora reso conto che impostare una politica economica di un certo rilievo non significa soltanto far quadrare i conti della costosa macchina amministrativa. Occorre essere dotati di una seria linea di condotta relativa al business di casa nostra. E poco importa se non si incassa la Tosap per concedere al commerciante qualche euro di guadagno in più al giorno.
L’amministrazione comunale attualmente in carica sta impostando il proprio comportamento dando il la ad una serie di atti politici semplicistici e demagogici. Un esempio per tutti: la chiusura al traffico veicolare del centro storico. Da qualche giorno, ai margini della città vecchia, sono stati installati i cancelletti che permetteranno l’accesso alla ZTL ai soli residenti muniti di telecomando e a coloro che effettueranno operazioni di carico e scarico delle merci a vantaggio degli esercizi commerciali.

Iniziativa sulla carta lodevole, per permettere al Casale di essere valorizzato nella sua morfologia e liberato dal tran tran delle automobili di passaggio, dannose soprattutto per la tenuta delle storiche chianche, ormai lese mortalmente. Dal punto di vista del principio, il sindaco e l’assessore Loiacono meriterebbero un plauso per essersi prodigati a garantire, in tempi brevi, ai bellicosi residenti una soluzione a loro favorevole del problema. Un atto coraggioso che sicuramente mette un punto fermo alla questione e, particolare non trascurabile, assicura un buon ritorno d’immagine a livello popolare, in un momento in cui, per effetto del pauroso calo di consensi dovuto al fuoco incrociato della stampa locale, tutto ciò che può riabilitare l’aura di santità del governo Lovascio è cosa buona e giusta.

Pensare è fatica, e su questo sono stati scritti fiumi di parole. L’interrogativo è comunque lecito: a parte che per molti anziani, non in grado di camminare, raggiungere il municipio a piedi, magari per una commissione o per il semplice pagamento dei tributi, diventerà un’impresa ancora più difficile, cosa succede se ci si mette nei panni della belligerante controparte? Ossia delle attività commerciali che hanno la loro sede nel centro storico? La cultura radicata del conversanese medio di “entrare in auto” nei negozi è sicuramente da estirpare, ma il problema non si ferma lì. Non si riesce infatti a capire l’azione politica adottata a lungo termine dall’amministrazione comunale che decide di chiudere il centro storico ai “comuni mortali” d’inverno. Perché emanare un’ordinanza a ridosso del mese di dicembre, danneggiando chi fonda il proprio business dei mesi freddi sugli utenti che di mattino e di sera raggiungono in auto le piazze? Scarsa considerazione dell’economia, quindi.

Karl Marx afferma che l’economia, volendo semplificare il concetto, è la struttura di una società. Allora, considerando questo assunto, perché il sindaco Lovascio penalizza il commercio del centro storico, parte vitale della società conversanese (soprattutto per quelle attività cosiddette “di facciata”), ammazzandolo totalmente nei mesi invernali? Sarebbe stato molto più proficuo emanare l’ordinanza in modo che avesse la sua validità dal prossimo maggio, al fine di fornire un primo riscontro favorevole ai commercianti (con la bella stagione turisti e autoctoni sono maggiormente invogliati alle passeggiate e all’acquisto di generi di consumo, specie alimentari, tendenza che per ovvi motivi non si registra d’inverno) e permettere di avviare una politica economico-turistica incentrata su alcuni capisaldi. Primo, un circuito di esercenti soddisfatti e motivati a lavorare, per guadagnare il massimo da un contenitore storico artistico che non ha nulla da invidiare a quello della vicina Polignano a Mare, tanto per fare un esempio; secondo, una ritrovata fertilità culturale; terzo, l’allettante proposta offerta ai forestieri di passare qualche giorno d’estate a Conversano, inframmezzato da eventi e sagre, pubblicizzati dai circuiti promozionali con un preavviso almeno decente; quarto, ma non ultimo, un centro storico praticamente sgombro da automobili (eccetto quelle dei residenti per i quali comunque sono predisposte le zone di parcheggio apposite) e con la maggior parte dei lavori di restauro che, dall’aprile 2009, restituiranno alla città gran parte dei suoi patrimoni architettonici, per una piena fruizione.

E’ tanto sbagliato pensare tutto questo? E, soprattutto, come è possibile che il sindaco e la giunta comunale non siano stati minimamente sfiorati da questa idea? Del resto, non bisogna essere geni per porsi delle domande. Forse, e a questo punto, si potrebbe convenire a conclusione che la frettolosa soluzione di chiudere baracca e burattini a novembre nasca dall’esigenza di assecondare gli appetiti un po’ troppo famelici di alcuni residenti. Speriamo che non sia così: la fretta fa i figli ciechi e probabilmente, nella prossima primavera, in dote all’orizzonte ci sarà l’ennesimo matrimonio con i fichi secchi.