Se dovessi descrivere il rapporto che c’è fra giornalismo locale e politica, non esiterei a parlare di un sistema editoriale incancrenito e senza via di salvezza. Le telenovelas senza fine dei signorotti del palazzo si riversano direttamente in tipografia. Domina, da parte dei nostri politicanti, l’uso a proprio piacimento della stampa locale per sostenere le proprie idee, quando va bene, e i propri interessi, quando va male.
Lo stimatissimo collega Michele Lorusso, da queste stesse colonne, afferma che “è troppo presto per fare la storia dell’editoria di casa nostra”. Probabilmente ha ragione, però è altrettanto vero che quanto si è visto negli ultimi sette otto anni è sufficiente, perlomeno, per capire cosa non va nel mondo della carta stampata.
Senza alcuna esclusione, tutte le testate giornalistiche presenti a Conversano sono contaminate dalla politica. Alcune di esse preferiscono marcare con visibilità questo feeling, riprendendo un po’ quello che facevano i giornali di partito e offrendo al lettore il proprio punto di vista. L’opinione, in questo caso, è intelligibile all’utenza della pubblicazione e separata dai fatti.
Altre testate invece lasciano il connubio con la politica apparentemente sottotraccia. Credono così di poter “fregare” il lettore, facendo leva sul presunto basso livello culturale del popolino. In questo secondo caso, l’opinione diventa fatto, facendo passare, nella sostanza, il pensiero dell’articolista come la versione inoppugnabile dell’argomento in questione.
Dove sta la verità allora? Il concetto chiave è che il lettore non è un idiota. Anche se i giornalisti locali probabilmente non se ne sono ancora accorti. L’utente della carta stampata nostrana è mediamente preparato, in grado di distinguere il pettegolezzo di piazza dalla meritevole riflessione, anche politica. Bene quindi che pubblicazioni come Carta Canta stimolino il dibattito. È sempre un buon esercizio della democrazia, in attesa di tempi migliori o, al contrario, prima che sia troppo tardi.
Luigi Ramunni
Giornalista di Canale 7 e de L’Informatore

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